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Marche - NoTav, libera la Valle, liberi tutti, subito!
Scritto da Administrator   
venerdì 27 gennaio 2012

Comunicati Centri Sociali Marche / Assemblea Permanente Movimenti Marche


26 / 1 / 2012

 

- Comunicato Centri Sociali delle Marche

Questa mattina, su ordine della Procura di Torino, è stata condotta da parte delle forze di polizia un'azione di natura repressiva in relazione alle mobilitazioni contro la realizzazione della linea ferroviaria Tav Torino-Lione del giugno e luglio scorsi, azione che ha colpito un attivista civitanovese della rete dei Centri Sociali delle Marche, raggiunto da un provvedimento di obbligo di dimora.

Consideriamo gravissimo quanto compiuto da parte della magistratura torinese attraverso l'adozione di provvedimenti di arresto e misure restrittive della libertà personale, che a sei mesi di distanza dagli eventi, tradiscono la loro natura intimidatoria.

Assistiamo ancora una volta al tentativo di trasferire forzatamente su un piano giudiziario e di ordine pubblico questioni di ordine politico e sociale decisive per la vita democratica del paese, come quelle rappresentate dal movimento NoTav nella battaglia contro la devastazione ambientale e a difesa dei beni comuni.

Respingeremo questo tentativo con la stessa determinazione che il popolo NoTav oppone alla militarizzazione della Val di Susa.

Liberi tutti. Liberi subito. A sarà dura!

Centri Sociali Marche

		
	
		
	

- Comunicato Assemblea Permanente Movimenti Marche

A fianco dei No Tav

L’Assemblea Permanente Movimenti Marche esprime la sua totale solidarietà al Movimento No Tav così gravemente attaccato con i 25 provvedimenti di “custodia cautelare”. 

In questo modo si vuole colpire un movimento che negli anni è diventato un imprescindibile punto di riferimento per tutti coloro che si battono contro la distruzione dei loro territori da parte dei potentati economici e politici, i quali in nome del profitto e di un falso “progresso” esautorano intere comunità dal loro sacrosanto diritto di poter decidere su scelte che li riguardano direttamente.

Con questi arresti  si vuole criminalizzare  un grande movimento facendolo passare per una “frangia di estremisti” o di “infiltrati”. Nell’esprimere la nostra vicinanza ai colpiti dai provvedimenti cautelari che hanno coinvolto anche un attivista marchigiano, l’Assemblea Permanente Movimenti Marche ribadisce il suo appoggio nei confronti di una mobilitazione che dal 1992 i cittadini della Val di Susa portano avanti contro un progetto faraonico, quanto inutile e distruttivo.

La lotta dei valsusini è la nostra lotta, è il simbolo di chi vuole affermare un modello sociale, economico e politico basato sulla difesa dei beni comuni, la democrazia partecipata, e un’economia non nemica dell’ambiente.

Assemblea Permanente Movimenti Marche



 
Un mese di mobilitazioni per dire NO ai caccia F-35
Scritto da Administrator   
giovedì 26 gennaio 2012
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Il mese di Febbraio 2012 sarà caratterizzato dalle azioni della campagna che culmineranno con una manifestazione a Roma di “consegna delle firme” al Governo.

Dal 7 febbraio associazioni e gruppi locali si attiveranno a sostegno della campagna “Taglia le ali alle armi” promossa da Sbilanciamoci!, Tavola della Pace e Rete Italiana per il Disarmo con il sostegno di Unimondo, GrilloNews e Science for Peace per chiedere al nostro Governo di non procedere all’acquisto di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighter F-35.

La data di inizio di questa nuova fase della campagna, che è attiva del 2009 e già ha raccolto oltre 45.000 adesioni, non è scelta a caso: “In quello stesso giorno nel 2007 il sottosegretario Forcieri firmava l’accordo per la partecipazione alla seconda fase del programma – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – in cui si mettevano le basi anche per il successivo acquisto. Ma senza prevedere, come recentemente è stato dimostrato, alcuna penale prima della firma di un nuovo contratto: qualcosa che non è mai avvenuto e che ci permetterebbe ancora un dietro-front”.

Proprio quanto chiedono le realtà promotrici della campagna, che sottolineano gli enormi costi che avrebbe per il nostro paese una tale decisione (almeno 15 miliardi per l’acquisto e circa il triplo considerando anche il successivo mantenimento) in una fase di crisi economica che impone grossi sacrifici a tutti gli italiani.

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Poche liberalizzazioni, tanta ideologia
Scritto da Administrator   
giovedì 26 gennaio 2012


| Fonte: il manifesto | Autore: Ugo Mattei

Dal punto di vista giuridico il decreto Cresci-Italia si presenta come un pezzo di legislazione tipicamente post-moderna, del tutto priva di un reale principio giuridico ordinante, anche se accompagnata da una forte carica ideologica. Difficile infatti considerare le liberalizzazioni come il suo principio cardine, visto che da questo punto di vista, dopo molto parlare, la montagna ha per ora partorito un topolino. Il settore bancario, quello assicurativo e quello delle telecomunicazioni non sono stati neppure sfiorati. Infatti, a parte la liberalizzazione delle tariffe professionali, quella (più preoccupante) degli ambiti di ricerca degli idrocarburi fossili, ed alcuni maggiori spazi per la vendita dei quotidiani e l’approvvigionamento del carburante, nessun’altra delle deregolamentazioni selvagge che erano state minacciate (o promesse a seconda dei punti di vista) è effettivamente andata in porto. La questione dei tassisti è stata sostanzialmente rinviata, mentre notariato e farmacie, lungi da divenire oggetto di libera concorrenza da parte di altri soggetti meno qualificati, si sono visti aumentare semplicemente la pianta organica. 

Fortunatamente, i grandi gruppi azionari interessati ad acquistare licenze per far lavorare i tassisti a cottimo o a smerciare prodotti farmaceutici come si trattasse di patatine, o ancora a offrire servizi “tutto compreso” di qualità scadente in ambiti delicati come quelli che coinvolgono la certezza del diritto, dovranno attendere. 
Il decreto presenta poi un coacervo di altri provvedimenti che della liberalizzazione utilizzano al più la stategia retorica della “scelta informata” (assicurazioni o banche) o che smantellano, in nome del totem della speditezza dei traffici o dell’accesso dei giovani, alcune garanzie ed equilibri giuridici volti a garantire sicurezza (costituzione delle srl) e uguaglianza di fronte alla giurisdizione (sezioni speciali per l’impresa). Infine, ma mi riprometto di approfondire questi temi in futuri interventi per i lettori del manifesto, vengono poste le basi per una nuova contrattualistica speciale che affianca il project financing e i project bonds nel funzionalizzare il partenariato pubblico-privato alle esigenze di macro-progetti di sviluppo e di repressione (contratto di messa a disposizione per l’edilizia carceraria). Ovviamente, in questa temperie culturale da primi anni ’90 del secolo scorso non poteva mancare il sacrificio simbolico sull’altare dello “Stato regolatore”, tanto caro agli smantellatori del diritto pubblico e dell’intervento pubblico nell’economia: la separazione delle reti Snam svolge proprio quel ruolo. 

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Pensioni. Una guida per capire come cambiano.
Scritto da Administrator   
giovedì 26 gennaio 2012
a cura dell'Area Previdenza dell'Inca 

Il sistema pensionistico italiano è profondamente cambiato con il varo della legge n. 214 del 22-12-2011. La vecchia normativa resta vigente solo per chi, entro il 31 dicembre 2011, ha già maturato il diritto a pensione. Dovrebbero conservarla anche i lavoratori posti in mobilità lunga od ordinaria in base ad accordi sottoscritti entro il 4 dicembre 2011, i titolari, alla stessa data, di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore, coloro che sono stati autorizzati alla prosecuzione volontaria dei contributi, i dipendenti pubblici esonerati. Tuttavia, tale salvaguardia è vincolata alle risorse finanziarie disponibili. I nuovi requisiti non si applicano agli appartenenti alle forze armate, ai corpi di polizia, ai vigili del fuoco, ai lavoratori occupati in miniere, cave e torbiere e al personale delle ferrovie dello Stato. Per essi è prevista l’emanazione di un provvedimento del ministro del Lavoro e delle politiche sociali che armonizzerà i requisiti pensionistici, tenuto conto della loro specificità. 

Cosa cambia dal 1° gennaio 2012 

1. Pro-quota contributivo dal 2012 Dal 1° gennaio 2012 a tutti i lavoratori sarà applicato il sistema di calcolo contributivo in pro quota, anche a coloro che rientravano nel sistema retributivo avendo diciotto anni di contribuzione al 31 dicembre 1995. Essi avranno l’applicazione del calcolo contributivo sulla quota di pensione maturata dal 1° gennaio 2012. L’anzianità contributiva maturata successivamente al 1° gennaio 2012 ed eccedente i quarant’anni sarà valutata, dunque, nel calcolo di pensione. 

2. Flessibilità e incentivazione La legge reintroduce il concetto di flessibilità e di incentivazione per chi prosegue l’attività lavorativa oltre i limiti di età stabiliti; verranno fissati coefficienti di calcolo per il sistema contributivo per chi va in pensione da 65 a 70 anni. 

3. Abolizione delle “finestre” (decorrenze) Chi matura il diritto a pensione, a decorrere dal 1° gennaio 2012, non dovrà più attendere l’apertura della “finestra” (decorrenza): la sua pensione decorrerà dal 1° giorno del mese successivo a quello di maturazione dei requisiti. Le “finestre” (decorrenze) mobili o a scorrimento continueranno ad applicarsi: 
• a chi ha maturato il diritto a pensione entro il 31 dicembre 2011; 
• alle lavoratrici che scelgono di pensionarsi optando per il calcolo contributivo; 
• ai lavoratori e alle lavoratrici che svolgono attività usuranti; 
• ai lavoratori derogati dai nuovi requisiti dalla stessa legge n. 214/2011. 
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27 gennaio, sciopero difficile, ma giusto
Scritto da Administrator   
martedì 24 gennaio 2012
di Giorgio Cremaschi

Il 27 gennaio sciopera una parte rilevante del sindacalismo di base. E’ uno sciopero difficile, perché con questa crisi la perdita di una giornata di lavoro è sempre un costo pesantissimo per chi lavora. Ma è uno sciopero giusto perché il mondo del lavoro non può continuare ad accettare o a subire l’aggressione ai suoi diritti.
Le ragioni immediate dello sciopero, a mio parere, sono almeno tre.
La prima è il massacro sulle pensioni che, in nome dei giovani, ha portato l’età pensionabile, prima di tutto proprio per i giovani, alla soglia dei settanta anni.
In secondo luogo tutte le misure della manovra economica del governo stanno colpendo le condizioni sociali e di vita di chi lavora, che vede ridotti i propri redditi, mentre il futuro è ancor più minacciato dalla recessione in arrivo, causata anche dalle manovre restrittive dei governi Monti e Berlusconi. 
In terzo luogo, con l’ultimo decreto sulle liberalizzazioni, il governo Monti si è schierato armi e bagagli con Marchionne e la sua linea di distruzione del contratto nazionale. Lo ha fatto proprio per la materia di sua competenza, infatti ha stabilito per decreto che il trasporto pubblico non sarà più soggetto ai contratti nazionali, e quindi ha dato il via libera ai contratti low cost, sia nelle ferrovie, sia nel trasporto locale. Cosa questa che neppure il governo Berlusconi, autore dell’articolo 8 sulle deroghe contrattuali, si era sognato di fare.
Ora si apre il tavolo in cui, secondo Monti, il sindacato dovrebbe affrontare “senza tabù” la questione dell’articolo 18, cioè cominciare a rinunciarvi. Ci sono quindi molte ragioni immediatamente sindacali che portano alla necessità di uno sciopero generale contro le scelte di questo governo. Ma ce n’è anche una di significato più vasto, che è bene non trascurare. Il governo Monti, si dice, ha un grande consenso di opinione pubblica. Questa è una parziale verità e una sostanziale mistificazione. (...)

Infatti, chi afferma questo, dimentica di dire che il governo Monti ha il consenso di oltre il 90% del Parlamento, del Presidente della Repubblica, del 98% della carta stampata e del 100% delle grandi televisioni. Di fronte a questo consenso di regime enorme, il consenso reale nell’opinione pubblica del governo non raggiunge il 60%. C’è quindi una parte enorme del paese che non  condivide le scelte del governo, nonostante il sostegno istituzionale e mediatico enorme che esso raccoglie. 
Di fronte a tutto questo è compito di chiunque creda nei diritti, nella democrazia, nell’uguaglianza sociale, scendere in lotta per non lasciare campo libero a una protesta populista, reazionaria, xenofoba. Non parliamo affatto dei tassisti o degli autotrasportatori. La loro protesta ha sicuramente degli elementi di ambiguità, ma parte da un’indignazione comprensibile. Non si può sostenere realmente che la crisi economica si risolve aumentando le licenze per i taxi o per le farmacie. Questo è un vero e proprio depistaggio propagandistico, che fa parte di quella campagna ideologica che cancella le ragioni reali della crisi, il debito, l’usura della finanza internazionale, le politiche restrittive invece che quelle espansive di bilancio, la distruzione del pubblico. Invece si dà la colpa ai tassisti, come nel film Johnny Stecchino si spiegava al protagonista che il problema di Palermo era il traffico.
Ecco, contro questo depistaggio occorre che scenda in campo il movimento sindacale e democratico e lo sciopero del 27 è un primo segnale di una mobilitazione necessaria.
Poi seguirà la manifestazione della Fiom dell’11 febbraio e le iniziative proposte a tutti i movimenti di lotta per marzo dal movimento No Debito. Si tratta di scendere in piazza per affermare un’idea di uscita dalla crisi opposta, sia a quella del capitalismo delle multinazionali, di cui il governo è interprete, sia a quella del populismo reazionario, agitata in particolare dalla Lega Nord. Si tratta, cioè, di difendere il lavoro e la democrazia. Dovrebbero farlo anche Cgil, Cisl e Uil, invece che farsi imprigionare in una trattativa in perdita sul mercato del lavoro. Se però i grandi sindacati confederali non lo fanno non è per questo giusto rimanere a casa. Bene quindi lo sciopero del 27 e tutte le lotte che portano e porteranno i diritti del lavoro e la democrazia in piazza.

Roma, 23 gennaio 2012



 
Acqua Bene Comune: lezione di diritti e partecipazione
Scritto da Administrator   
martedì 24 gennaio 2012
 | Fonte: WWW.SIDERLANDIA.IT | Autore: Serena Miccoli



Venerdì pomeriggio. Bari. L’aula Aldo Moro della facoltà di Giurisprudenza è piena e trovare un posto a sedere è un’impresa più che mai ardua. A sette mesi dal referendum, i comitati, i cittadini assieme ai massimi esperti del settore, si ritrovano per fare un punto della situazione sulle politiche che riguardano il più prezioso e innegabile dei beni, “la Madre” – citando le parole di Padre Zanotelli -: l’acqua.

La volontà popolare, il 12 e 13 giugno 2011 si è espressa contro la liberalizzazione dei servizi pubblici e di quel 7%circa della bolletta dell’acqua che costituisce il profitto del gestore (remunerazione del capitale investito). E’ Rosario Lembo, presidente del Contratto Mondiale sull’Acqua, a ripercorrere nel suo intervento la storia di questi 7 mesi, storia fatta di “schiaffi” al risultato storico del referendum e delusioni, a livello nazionale quanto a livello locale: dall’articolo 4 della finanziaria del Governo Berlusconi, al decreto Monti, che nell’art.20 minava l’espressa volontà popolare; la notizia della sua eliminazione dal decreto giunge durante il convegno ed è accolta dalla platea con scroscianti, meritati, applausi. Poi il dialogo cercato dai movimenti con gli enti locali ed in particolare con la Regione Puglia – “la prima esperienza che non mi pare sia andata completamente a buon fine”, sottolinea Lembo. Il risultato di questo confronto è la partecipazione del Comitato Pugliese e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua al tavolo tecnico regionale, coordinato dal prof. Alberto Lucarelli e la conseguente produzione del Disegno di Legge sulla gestione del Servizio Idrico Integrato (DDL 8/2010): un’esperienza innovativa, un’avanguardia politico-istituzionale. In vista dell’approvazione in Consiglio, la Regione però ritratta e del testo vengono modificate parti delle disposizioni – fra cui l’importante e significativa (a livello tanto concettuale quanto normativo) definizione del servizio idrico come servizio privo di rilevanza economica, presente nel disegno ma eliminata nella legge –; modifiche si rilevano anche negli articoli che concernono gli organi di AQP. Nella legge si parla di “amministratore unico”, nel disegno di legge di “consiglio di amministrazione”, nel quale 3 membri avrebbero dovuto essere scelti dall’assemblea plenaria dei comuni pugliesi. La legge è stata impugnata dall’ex governo Berlusconi, poiché ritenuta incostituzionale.

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INTERVISTA A MARCO BRUNETTI –R.S.U. FIOM –CGIL-CNH –ITALIA STABILIMENTO DI JESI
Scritto da Administrator   
lunedì 23 gennaio 2012
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PER LA REDAZIONE DI JESI-ATTIVA :SERGIO RUGGIERI

 

DI FRONTE ALLE TANTE NOTIZIE BRUTTE, COSA PENSI DELL’ACCORDO SIGLATO L’ALTRO IERI DALLA FINCANTIERI-FIOM AD ANCONA?

-Mi fa oltremodo piacere questa domanda per l’accordo FINCANTIERI, all’interno dello stabilimento FIAT di JESI, la notizia è stata accolta con enorme soddisfazione dalle lavoratrici e dai lavoratori. Credo che il NO ostinato e tenace delle maestranze del cantiere abbiano portato a casa il risultato di abbattere un tabù, che per salvare il cantiere c’era bisogno dei licenziamenti. Si salvano invece i posti di lavoro lasciando anche aperta una prospettiva per il rilancio e lo sviluppo della cantieristica nel nostro Paese. La gestione unitaria dei lavoratori ma con l’impronta caratterizzante della FIOM, con le iniziative costanti e ripetute ha prodotto questo risultato, nonostante l’accordo separato precedentemente firmato a livello nazionale da film e uilm che accettava 205 licenziamenti.


PASSANDO ALLA “TUA” VICENDA COSA PENSI DELLA SITUAZIONE FIAT?

-In FIAT è in atto un durissimo attacco alle libertà costituzionali e sindacali sancite sia dalla Costituzione Italiana che dallo Statuto dei Lavoratori.

Esplicitatosi con l’estromissione dalle relazioni sindacali della FIOM e di tutti i sindacati che hanno preferito non accettare il contratto capestro imposto dalla FIAT dal 1 gennaio 2012.


CI SPIEGHI LE RAGIONI DEL RIFIUTO?

  • 1- Libertà sindacali

  • 2- Totale assenza di qualsiasi pronunciamento da parte dei lavoratori – In 516 hanno deciso per 82.000 dipendenti.

  • 3 Le condizioni di lavoro estremamente peggiorate.

  •  

SPIEGHIAMO AI NON ADDETTI AI”LAVORI” MEGLIO QUESTE QUESTIONI?

 

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Sinistra sciagurata
Scritto da Administrator   
domenica 22 gennaio 2012

l momento è difficile, ma un bel pezzo della sinistra fa di tutto per renderlo più grave. Non considero certo “sinistra” il PD di Pier Luigi Bersani, che di fronte a ogni mossa infame di Monti-Passera & C. non sa dire più che “va bene, ma vorremmo qualcosa di più”.

Naturalmente il PD ha abboccato alla campagna propagandistica sul “decreto salva-Italia”, che ci vuole convincere che risparmieremo migliaia di euro ogni anno se in Italia ci saranno 5000 farmacie in più con orari illimitati, che si faranno la concorrenza tra loro facendoci qualche sconticino (invece di toccare come sarebbe necessario le onnipotenti compagnie farmaceutiche). Oppure che si risparmierà se ci saranno 500 notai in più, mentre sarebbe stato sacrosanto eliminare completamente questa categoria anacronistica, residuato di un passato lontano precedente alla formazione dello Stato moderno, e che percepisce somme enormi per rispettare le forme ed eludere la sostanza: chi ha dovuto ricorrere a un notaio si è sentito spesso dare consigli per ridurre la cifra reale e quindi le imposte. Vedi caso Scajola…

 E magari lo sconticino lo dovremo chiedere al giornalaio, anche lì con allungamento di un orario già pesantissimo, o al benzinaio, a sue spese, non certo delle grandi compagnie petrolifere…

Ma lasciamo perdere queste miserie del PD: quello che mi scandalizza di più è vedere il Manifesto dedicare ben due pagine, più una colonna in prima pagina, alle esternazioni incredibili di Alberto Asor Rosa, di cui (al tempo di Scrittori e popolo,cinquant’anni fa…) ero stato amico ed estimatore, ma che da un bel po’ mi sembrava tutto meno che un “maestro di saggezza”. Asor Rosa, dopo aver puntato sui carabinieri per togliere di mezzo Berlusconi, oggi elogia perfino “l’oculata presenza del Presidente della Repubblica”, il grande regista del più grave attacco a quanto rimane di decenni di conquiste dei lavoratori. E non basta: secondo Asor Rosa, “anche un laico deve riconoscere la funzione che [la chiesa cattolica] attualmente svolge nel grande concerto comune”. Parce sepulto.

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Salari, l'Italia nei gradini più bassi della classifica mondiale
Scritto da Administrator   
domenica 22 gennaio 2012
 | Autore: fabrizio salvatori

I salari italiani secondo i dati Ocse risultano tra i più bassi dell'area Ocse con il nostro Paese che si posiziona al 22esimo posto su 34 Paesi considerati nel 2010. Nel 2010 lo stipendio netto medio annuo di un single senza figli a carico è di 25.155 dollari (oltre 19 mila euro annui), una cifra inferiore sia alla media Ocse (26.436 dollari) sia a quella Ue a 15 (30.089 dollari). E se si guarda solo ai Paesi del G7 l'Italia si classifica per ultima. La graduatoria per salario lordo vede, invece, l'Italia recuperare qualche posizione (19/o posto), una spia del peso delle imposte sulle retribuzioni. Ecco una tabella che riporta la classifica dei Paesi Ocse per salario annuo netto medio in dollari.
Intanto, anche se c'è un trend di riduzione della cassa integrazione resta assai elevato l'ammontare complessivo di ore, che sfiora il miliardo, “e non può considerarsi in alcun modo definitivo, se si tiene presente che stiamo entrando in recessione economica e sono sempre più numerose le vertenze aziendali aperte presso il Ministero dello sviluppo economico, e ciò potrebbe tradursi n nuove richieste di cassa integrazione nei prossimi mesi". Il segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini, commentando i dati contenuti nell'osservatorio Cisl che analizza i dati di fine anno sulla cassa integrazione e sull'occupazione non ha dubbi sul pleggioramento della situazione. Secondo la Cisl, le ore autorizzate nel mese di dicembre 2011, si rileva nell'osservatorio, sono state 60,8 milioni, il 24,3% in meno rispetto a novembre, con una riduzione contenuta delle ore di cigo (-5,7%), ma un calo significativo delle ore di cigs (-36%), e di cassa in deroga (-22,7%). In termini tendenziali la riduzione è più significativa: le ore autorizzate tra dicembre 2010, quando erano state 86,5 mln di ore, e dicembre 2011, si riducono del 29,7%. Il calo maggiore lo fa registrare la cigs che quasi si dimezza (-45,5%). Più contenuta la diminuzione della cassa in deroga (-21%), e della cigo (-6,7%). Analizzando gli andamenti nell'ultimo anno si osserva che, sia per la cigs che per la cigd si è avuto un innalzamento nella parte centrale dell'anno e poi una riduzione, mentre la cigo rimane attestata da oltre un anno, con piccole oscillazioni, intorno ai 20 mln di ore. In definitiva nel 2011 sono state autorizzate complessivamente 953 mln di ore di cassa integrazione, il 20,8% in meno rispetto al 2010, quando le ore autorizzate superarono abbondantemente il miliardo. Tra gennaio e ottobre 2011 il tiraggio, vale a dire le ore effettivamente utilizzate, è stato del 47,77%, corrispondente a 388 mln di ore.


 
COSTA CONCORDIA: LA "MOVIDA" GALLEGGIANTE
Scritto da Administrator   
giovedì 19 gennaio 2012
Di Sergio Bologna  autore de "Le Multinazionali del mare", Egea Editore, Milano 2010.

Sergio Bologna




Strano che nessuno si sia chiesto quale bandiera batte la “Costa Concordia”. Strano che nessuno si sia chiesto chi stava sul ponte di comando della nave al momento dell’incidente. Strano che nessuno abbia ricordato che ai primi di ottobre del 2011 la nave portacontainer “Rena” della MSC è andata a sbattere contro l’Astrolabe Reef in Nuova Zelanda, uno dei più preziosi paradisi marini del globo, e che da allora (sono passati tre mesi e mezzo) sputa petrolio su quelle acque incontaminate, creando il più grave disastro ecologico in quell’emisfero. Strano che nessuno ricordi come l’Italia abbia a che fare in questi incidenti, per più motivi. Costa Crociere, nata italiana come dice il nome, è controllata dal gigante americano del settore. Ma chi la gestisce? Le navi, è bene si sappia, sono di proprietà, di norma, di una holding la cui prima preoccupazione è di metterle al riparo dal fisco e dalle norme sulle tabelle d’armamento presso certi paradisi fiscali ( da cui le cosiddette “bandiere ombra” o flag of convenience). Ma sono gestite da Ship Management Societies specializzate che decidono le assunzioni di personale e lo fanno di solito in base al principio del minor costo. 

Sulla “Rena” c’erano 15 filippini su 20 uomini di equipaggio. I filippini hanno pessima fama, ma ingiustamente, da “paria” del settore sono diventati oggi tra quelli meglio preparati, perché negli anni hanno imparato che la loro vocazione era quella ed hanno investito in scuole professionali, che rilasciano i diplomi ed i certificati necessari per l’imbarco. Purtroppo oggi il mercato dei certificati falsi è fiorente, oggi i “paria” sono altri, ucraini, vietnamiti, turchi, bielorussi. 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 19 gennaio 2012 )
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