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L'Istat mette a nudo il disastro del Bel Paese. Governo inadeguato.
Scritto da Administrator   
giovedì 23 maggio 2013
 | Autore: fabio sebastiani

Disoccupazione, consumi, giovani senza futuro, distruzione del ceto medio. I dati Istat usciti oggi sulla situazione sociale del Paese confermano, a poche ore dal confronto Governo-sindacati, il baratro in cui stiamo cadendo. Il premier Letta e i suoi ministri sembrano non avere la benché minima idea della reale portata dei problemi. E continuano a parlare di taglio dei diritti, e delle pensioni. Rispetto alla cassa integrazione si apre sempre di più la prospettiva di un restringimento delle risorse. 

I dati Istatil lavoro che non c'è
Tra il 2008 e il 2012 i disoccupati sono aumentati di oltre un milione di unita', da 1,69 a 2,74 milioni, ma e' cresciuta soprattutto la disoccupazione di lunga durata, ovvero le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (+675.000 unita') che ormai rappresentano il 53% del totale (44,4% la media Ue). Il calo dell'occupazione si accompagna a una polarizzazione delle tipologie contrattuali. Il lavoro standard, cioè quello a tempo indeterminato full time, continua a diminuire (-5,3% dal 2008 equivalente a 950mila unità e -2,3% nell'ultimo anno pari a -410mila unità), soprattutto per le fasce di età fino ai 49 anni. Aumentano invece l'occupazione part time a tempo indeterminato (+16,4% pari a 425mila unità dal 2008; +9,1% nel 2012 pari a 253mila unità) e quella atipica, ossia a tempo determinato e collaboratori (0,7% in più dal 2008 equivalente a 20mila unità;+3,3% pari a 89mila unità nel 2012).

Povertà, si allarga a macchia d'olio il disagio
La mancanza di lavoro si conferma il dato strutturale più importante nella condizione di vita degli italiani:15 milioni, infatti, vivono una situazione di disagio economico e la poverta' minaccia anche il ceto medio, ormai "in seria difficolta'" . E’ qui che il Bel Paese registra il dato di maggior portata da quando è iniziata la crisi. "Le persone in famiglie gravemente deprivate, cioe' famiglie che presentano quattro o piu' segnali di deprivazione su un elenco di nove, raddoppiano in due anni passando dal 6,9% del 2010 al 14,3% (8.608.000) del 2012. Quelle che ne presentano tre o piu' sono il 24,8% (14.928.000)". E "la grave deprivazione materiale comincia a interessare non solo gli individui con i redditi familiari piu' bassi ma anche coloro che dispongono di redditi mediamente piu' elevati". Altro dato al di sopra delle attese riguarda il potere d'acquisto delle famiglie, che nel 2012 e' diminuito del 4,8%. 

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"Il governo inventa una cosa nuova, la flessibilità!". Intervento di Giorgio Cremaschi
Scritto da Administrator   
mercoledì 22 maggio 2013
| Fonte: micromega | Autore: giorgio cremaschi

La risposta del governo al dilagare della disoccupazione è davvero originale, percorre una via davvero inesplorata in questi ultimi trenta anni, la maggiore flessibilità del lavoro!Più contratti precari e più precarietà nei contratti e, udite udite, la staffetta genitori figli, mezzo lavoro a me, mezzo lavoro a te, prendi due e paghi uno. Ma che vadano all’inferno.

Ancora una volta dobbiamo sorbirci la stampa di regime che presenta queste come soluzioni riformiste finalmente concrete, tanto quando falliranno clamorosamente, come è sicuro, potrà sempre concentrarsi sulle diarie dei parlamentari o sui dissidi nel PD o tra i 5 Stelle.

È così che un paese muore, per colpa della sua classe dirigente allargata, che al momento buono sa solo riproporre ricette liberiste, affrontando la crisi con dosi sempre più alte di ciò che della crisi è proprio la causa.

E poi ci si stupisce che Berlusconi sia sempre lì, è il suo programma che stanno realizzando tutti quelli che governano.

Non viene neanche più voglia di fare proposte alternative, tanto non ti ascoltano. Ridurre l’orario di lavoro e abbassare l’età della pensione, senza chiedere a chi ha i redditi più bassi di tagliarli ancora. Fare investimenti pubblici per case scuole ed ospedali, per l’ambiente e la cultura. Riconvertire il sistema industriale e nazionalizzare tutto ciò che serve ed il mercato distrugge. Usare i soldi della Tav e degli F35 per ricostruire L’Aquila.

Ma dai, queste non sono proposte concrete, questo è fare ideologia. E allora il Palazzo risponde meccanicamente: “perché, voi che non siete d’accordo, non fate proposte alternative?”.

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9 milioni soffrono per il lavoro disoccupati o forzati part time
Scritto da Administrator   
mercoledì 22 maggio 2013
 | Fonte: il manifesto

CGIL Dal 2007 a oggi il disagio è cresciuto del 47%

Le persone in difficoltà aumentano, e i dati sono sempre più pesanti. Ieri la Cgil ha diffuso una ricerca dell'Ires, «Gli effetti della crisi sul lavoro in Italia - maggio 2013»: sono ormai quasi 9 milioni quelli nel nostro paese hanno problemi di lavoro. Nell'ultimo trimestre del 2012 l'area della «sofferenza occupazionale» (disoccupati, scoraggiati e in cassa integrazione) interessava 4,57 milioni di persone (+16,6% rispetto allo stesso periodo del 2011) mentre quella del disagio (precari e part time involontario) superava i 4,17 milioni. 
Se si analizzano i numeri a partire dall'inizio della crisi - che si situa nel 2007 - emerge un dato choc: l'area della «sofferenza» è aumentata di ben il 70%. Disoccupati, scoraggiati e cassa integrati sono cresciuti rispetto al periodo pre-crisi (ultimo trimestre del 2007) addirittura di 1,9 milioni di persone (+70,1%). Notevole anche la crescita rispetto al 2011: 650 mila unità in più (+16,6%). 
L'area del disagio (precari e part time involontari) è invece aumentata del 4,2% (+168 mila persone) rispetto all'ultimo trimestre del 2012, e del 28,6% rispetto allo stesso trimestre del 2007 (+927 mila unità). E se si sommano area della sofferenza e area del disagio, l'aumento rispetto al 2007 è del 47,4% in più (pari a 2,8 milioni di persone in più); parametrato sull'ultimo anno, invece l'aumento è del 10,3%. 
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Inaugurazione biblioteca circolante
Scritto da Administrator   
sabato 18 maggio 2013


 
Simon Bolivar
Scritto da Administrator   
sabato 18 maggio 2013
 
Riprendiamoci la cassa (Cassa Depositi e Prestiti)
Scritto da Administrator   
sabato 18 maggio 2013

Tre giorni di mobilitazione davanti agli uffici postali e agli enti locali di tutta Italia, per informare i cittadini e le cittadine su come il governo delle larghe intese utilizzi il ricatto del debito pubblico per praticare politiche che drenano risorse ai piccoli risparmiatori per dirottarle alla grande finanza e ai gruppi bancari.
Assemblee pubbliche, presidi, volantinaggi, conferenze stampa per fare luce sul ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, azienda strategica del Paese con oltre 300 miliardi euro di attività, 235 dei quali frutto del risparmio postale.
La mobilitazione a Genova si è svolta con un volantinaggio presso l'ingresso degli uffici della Posta Centrale con un costante interessamento delle persone a cui veniva consegnato il volantino, molte le domande, le risposte e i ringraziamenti per l'informazione.


 
Kerry-Bonino, le relazioni pericolose
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giovedì 16 maggio 2013
 | Fonte: il manifesto | Autore: Manlio Dinucci

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Nell’incontro col segretario di stato John Kerry, il ministro degli esteri Emma Bonino ha ribadito il fermo impegno dell’Italia nel contribuire a un accordo di pace israelo-palestinese e, in generale, al processo di pace in Medio Oriente. 
Che l’Italia sia impegnata è indubbio, bisogna però vedere per che cosa. 
Lo ha messo in evidenza, due giorni dopo, un incidente aereo. Sabato è precipitato nel savonese, durante un test di certificazione, un prototipo del caccia M-346 dell’Alenia Aermacchi (Finmeccanica), che dal 2014 verrà fornito a Israele in 30 esemplari. Considerato l’addestratore più avanzato oggi esistente al mondo, il bireattore M-346 potrà essere usato dall’aeronautica israeliana non solo per preparare i piloti ad attacchi ancora più micidiali, ma anche come caccia da combattimento «per ruoli operativi a costi contenuti», ossia per attacchi aerei low cost contro Gaza, la Siria e altri paesi: l’M-346 può infatti trasportare 3 tonnellate di bombe e missili. L’Alenia assicurerà il supporto logistico. Così l’Italia contribuisce al processo di pace in Medio Oriente che, secondo la Bonino, si sta accelerando grazie all’«impressionante dinamismo dell’amministrazione Usa». 
A Roma Kerry e la Bonino hanno parlato anche della crisi siriana, sottolineando che occorre fare presto a trovare la soluzione «per evitare lo spill over del conflitto nelle altre aree della regione». La stessa logica di chi, dopo aver incendiato la casa del vicino, grida «al fuoco» sentendosi minacciato dalle fiamme che escono dalla casa. La soluzione, ha ribadito Kerry, deve essere «politica», basata sulla condizione che Bashar al Assad non potrà far parte di un governo di transizione in Siria, ossia che l’attuale governo sia deposto e subentri quello dei «ribelli». La sua linea «diplomatica» è chiara: quale governo debba avere la Siria lo decidono gli Usa con l’ok degli alleati Nato. 

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Cremaschi: No alle larghe intesi sindacali
Scritto da Administrator   
giovedì 16 maggio 2013
La sentenza del tribunale di Roma che, nel nome dell'accordo del 28 giugno 2011,dà torto alla FIOM sul contratto nazionale è sicuramente un brutto guaio per i diritti del lavoro.
Tuttavia essa conferma una volta di più la necessità di una legge che abbia come scopo la democrazia sindacale, intesa come diritto delle lavoratrici e dei lavoratori e non come garanzia per le organizzazioni.
La trattativa in corso sulla rappresentanza sindacale tra CGIL CISL UIL e Confindustria sta andando invece in tutt'altra direzione.
Lo scopo condiviso dalle " parti sociali" è infatti quello di far incontrare due esigenze. Quella delle imprese, che vogliono che l'accordo sia "esigibile", cioè che nessuno più contesti una volta che è firmato. Quella dei sindacati confederali, che vogliono essere presenti tutti al tavolo delle trattative, magari sulla base del peso effettivo delle proprie forze.
Esigibilità degli accordi e diritto alla rappresentanza ai tavoli sono le ragioni del patto, l'equilibrio probabilmente non è ancora stato trovato, ma alla fine si troverà. Ma cosa c è che non va?
Nel passato erano i lavoratori che rivendicavano la esigibilità degli accordi. Se si firmava un contratto la prima cosa che veniva detta nelle assemblee era: ma quanto dovremo ancora lottare per far applicare l'accordo?
Oggi sono i padroni che chiedono la garanzia che gli accordi siano applicati con rigore. La ragione è molto semplice. Gli accordi sindacali che ha in mente il mondo delle imprese sono tutti peggiorativi per il mondo del lavoro. Sono accordi che riducono i diritti, aumentano i carichi di lavoro e gli orari, tagliano i salari. Devono essere "esigibili" perché i lavoratori per primi sono interessati a non rispettarli. Gli accordi contrattuali che hanno in mente le imprese, e che in gran parte si fanno oggi, sono l'applicazione nei luoghi di lavoro delle politiche di austerità e rigore.
Per questo le imprese esigono un sistema contrattuale centralizzato e autoritario, ove una volta firmato l'accordo tutti coloro che vi sono sottoposti debbano solo obbedire. Per semplificare, il modello Marchionne.
Ma perché CGIL CISL UIL accettano di stare dentro questa gabbia, costruita proprio nel momento di maggiore debolezza di un mondo del lavoro ricattato dalla disoccupazione di massa? La risposta per la CGIL e la FIOM è che queste organizzazioni non reggono più gli accordi separati, non ce la fanno a contrastarli. Per CISL e UIL la risposta è che gli accordi separati non bastano per vivere.
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Lavoro, un mese solo ti vorrei
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giovedì 16 maggio 2013
 | Fonte: il manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

RIFORMA FORNERO Isfol: nei primi 5 mesi boom dei contrattini, aumenta il tempo determinato 
Giovannini: «Faremo solo modifiche mirate» e tira il freno sulla «staffetta tra generazioni» 
Il contratto a tempo indeterminato è poco più di un0mbra bel mondo del lavoro. Mentre crescono a dismisura i contrattini con durata massima di un mese. Questo è il risultato del sondaggio sul mercato del lavoro operato dall'Isfol a 11 mesi dall'approvazione della riforma Fornero. Dopo una lunga attesa fatta di annunci e di dati parziali che hanno generato confusione e aumentato l'apprensione durante le settimane di interregno dopo le elezioni politiche di febbraio, il rappporto è stato finalmente presentato. Con l'arrivo del nuovo governo, e di Enrico Giovanni al ministero del lavoro che ha confermato l'intenzione di modificare la riforma Fornero «in maniera limitata e puntuale», oggi è finalmente possibile farsi un'idea sull'impatto che essa ha avuto sul mercato del lavoro. L'indagine è stata condotta in base al sistema delle comunicazioni obbligatorie e ha analizzato i mesi successivi all'approvazione della legge fino a dicembre 2012. I ricercatori dell'Isfol precisano che i dati si riferiscono i flussi e gli eventi legati al comportamento della domanda del lavoro e non alla posizione occupazionale dei lavoratori. In attesa di un monitoraggio più preciso, è comunque possibile articolare un ragionamento sugli effetti della riforma. 
Giovannini ieri sembrava soddisfatto da una lettura parziale del rapporto che, a suo avviso, confermerebbe la positività della riforma sull'occupazione. Negli ultimi mesi del 2012 è stato registrato un aumento del 3,7% dei contratti a tempo determinato (tra i 4 e i 12 mesi) e una riduzione dei contratti di collaborazione (-9,2% su base congiunturale) e del lavoro intermittente (-22,1%). A questa notizia ha reagito favorevolmente il presidente della commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi, ex ministro Pdl, che ha confermato la lettura ufficiale dei dati del governo Letta e della sua «strana maggioranza». Per l'Isfol questo andamento positivo è dovuto alla riforma Fornero che ha posto vincoli contro l'abuso dei cococo e del lavoro intermittente. 
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Maldilavoro
Scritto da Administrator   
giovedì 16 maggio 2013
Questo libro propone i risultati di un cantiere scuola di socioanalisi narrativa, autonomo ed autogestito, vale a dire senza committenti esterni, iniziato a Milano nel dicembre 2011 e proseguito per tutto il 2012. 

Il lavoro di gruppo, a partire dalle narrazioni della propria esperienza lavorativa, si è soffermato sulle implicazioni deumanizzanti della razionalità strumentale, sulle tecniche di intensificazione del lavoro, sulla produzione di solitudine attraverso la disaggregazione dei legami solidali e sulla riemersione prepotente del ricatto come nuovo regolatore, dove viene imposta la sospensione flessibile del diritto. 

L'avventura è proseguita su altri due territori correlati: le risposte di sottomissione collaborativa, di rassegnazione o di resistenza che caratterizzano i processi di adattamento dei lavoratori e la neolingua che, medicalizzando la varie eruzioni della sofferenza, ne rovescia il significato facendo apparire un "malato" là da dove invece c'è soltanto la vittima di un modo di produzione patologico.
Ultimo aggiornamento ( giovedì 16 maggio 2013 )
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