 Il re Juan Carlos di Borbone cerca di zittire Hugo Chávez (Foto Mundo.es)
Commento dalla Spagna all'incidente diplomatico
Lo scorso 10 novembre durante la sessione plenaria del XVII Vertice Iberoamericano si č assistito ad un incidente senza precedenti tra il presidente venezuelano Hugo Chávez, lo spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il nicaraguense Daniel Ortega ed il re di Spagna Juan Carlos I.
(Ascolta la conferenza stampa del presidente Hugo Chávez dopo il fatto su www.itanica.org )
"Perché non te ne stai zitto?", ha detto il re spagnolo al presidente venezuelano che aveva dato del "fascista" a José María Aznar, per il sostegno dato al colpo di stato in Venezuela nel 2002.
Borbone, visibilmente alterato, ha poi abbandonato l'atto di chiusura del Vertice che si č celebrato a Santiago del Cile per non ascoltare le critiche che il presidente nicaraguense, Daniel Ortega, ha diretto nei confronti della multinazionale spagnola Unión Fenosa. Da parte sua, Rodríguez Zapatero ha chiesto a Chávez "rispetto" per Aznar, dicendo che "era stato scelto dagli spagnoli".
Analizziamo il comportamento dei protagonisti:
Hugo Chávez
Si è detto che non aveva senso criticare Aznar durante un Vertice che affrontava il tema della coesione sociale della comunitŕ iberoamericana, ma pochi hanno detto che l'intervento di Chávez previo all'incidente era una risposta alle parole espresse da Zapatero. Il presidente del governo spagnolo aveva infatti affermato che un paese non potrŕ mai progredire se si giustifica dicendo che qualcuno da fuori ostacola il suo sviluppo. Il presidente venezuelano ha mostrato il suo disaccordo ed ha risposto che "non si puň minimizzare l'impatto dei fattori esterni", riferendosi al sostegno dato da Aznar al colpo di Stato in Venezuela nel 2002.
Chávez č stato accusato di ricorrere all'insulto al momento di riferirsi ad Aznar, di non rispettare il protocollo e di essere stato maleducato. Ma non dobbiamo dimenticare qual č stato il motivo dell'indignazione di Chávez e cioè un governo che ha voluto defenestrare un presidente legittimamente eletto e che ha sostenuto un colpo di Stato. Di fronte a ciň la reazione č stata invece quella di accusare il presidente di insultare il golpista. Il mondo alla rovescia. Siè anche detto ed affermato che non era ne il posto, nč il momento adeguato per fare questa accusa.
Ma quando č il momento per farlo? Non si fanno vertici iberoamericani per discutere su "I colpi di Stato che si sono voluti fare in America Latina e chi li ha promossi" e quindi bisogna spiegarlo in un momento in cui i presidenti si riuniscono per dibattere.
Rodríguez Zapatero
Il presidente spagnolo ha reagito infastidito alle critiche di Chávez nei confronti dell'ex presidente Aznar ed ha ricordato che è stato scelto democraticamente. Un presidente puň avere l'obbligo di difendere le istituzioni del suo paese di fronte a critiche straniere, ma non le politiche di altri governanti.
Se il presidente del Venezuela avesse inveito contro il Parlamento spagnolo, la Corte Suprema o qualunque altra istituzione, la reazione di Zapatero sarebbe stata giustificata, ma c'è che affermava Chávez sulla partecipazione spagnola a quel golpe, oltre ad essere vero, è stato riconosciuto e rivelato dal Ministro degli Esteri spagnolo in un programma di televisione e piů tardi, alla Camera dei Deputati.
La veritŕ non dovrebbe mai dare fastidio.
Il presidente spagnolo si è anche permesso l'impertinenza di affermare davanti ai giornalisti, una volta finito il vertice, che avvertiva il presidente venezuelano che sperava fosse "l'ultima volta" che in un foro come il Vertice iberoamericano, qualcuno agiva come lui aveva fatto riferendosi all'ex presidente José María Aznar.
Perché un presidente non puň denunciare durante un vertice l'appoggio di un paese ad un colpo di Stato?
Zapatero ha inciampato nuovamente, dopo che in una riunione internazionale a Buenos Aires aveva detto che se qualcuno attacca e squalifica un tuo compatriota, nonostante questi sia un rivale ed avversario, "bisogna difenderlo". Dobbiamo quindi difendere Franco? Anche gli spagnoli condannati per gli attentati di Atocha? I tedeschi devono quindi difendere Hitler? Che cosa facciamo in Iraq con gli iracheni che difendono il loro compatriota Saddam Hussein? Cosa dobbiamo fare con un saudita che difende il suo compatriota Bin Laden?
Se Zapatero vuole difendere compatrioti, quello che deve fare č chiedere al Pubblico ministero di appoggiare gli avvocati della famiglia Couso, i quali stanno chiedendo giustizia per l'assassinio del giornalista José Couso, ucciso da militari statunitensi a Baghdad. Č lě che si deve vedere la difesa di un presidente nei confronti dei suoi concittadini.
Juan Carlos di Borbone
Per la prima volta il re di Spagna ha detto qualcosa di spontaneo che non era stata previamente scritta da qualche assessore, Casa Reale o membro del governo.
Gli spagnoli, nella sua espressione "Perché non te ne stai zitto?", hanno potuto vedere la sua capacitŕ analitica, il suo livello intellettuale, la conoscenza geopolitica, le doti diplomatiche ed il rispetto nei confronti di un governo legittimo. Molti mezzi di comunicazione ed analisti hanno commentato che il re ha perso il controllo, ma io sono convinto che non č stato cosě, perché semplicemente, per la prima volta, ha parlato con la sua bocca e non ha ripetuto quello che altri gli avevano preparato.
Ora sappiamo finalmente cosa il Borbone possa tirar fuori quando viene lasciato da solo. Ad alcune persone, ascoltando quel "Perché non te ne stai zitto", č sembrato di risentire quel lontano "Sedetevi, cazzo" (Se sienten, cońo), di un altro militare spagnolo (espressione usata dal tenente colonnello Antonio Tejero nei confronti dei deputati durante il fallito colpo di stato del 23 febbraio 1981).
E' invece probabile che la cosa che ha allarmato Juan Carlos di Borbone fossero i dettagli segreti del colpo di Stato in Venezuela di cui stava parlando Chávez. Ha forse pensato che sarebbero stati rivelati alcuni dettagli pericolosi?
Vediamo ora alcune reazioni:
El País ed El Mundo
"Anche Juan Carlos ha mantenuto il suo ruolo, dato che il presidente venezuelano con i suoi toni ha sorpassato la linea di ciň che si puň tollerare in una relazione tra paesi sovrani", recitava il giornale El País. Questo giornale ha criticato per anni la maleducazione del presidente del Venezuela ed ora difende il re Juan Carlos di Borbone che zittisce un capo di Stato durante un vertice mondiale .
La sintonia con il giornale El Mundo č totale: "...al bullismo politico del presidente venezuelano, Hugo Chávez, che sta contagiando altri presidenti, come il nicaraguense Daniel Ortega. Ed č stato il re di Spagna che ha affrontato il caudillo venezuelano di fronte a tutti i presidenti iberoamericani, dicendogli ciň che da tempo qualcuno doveva prendersi la briga di dirgli: "Perché non te ne stai zitto?".
Questo č ciň che bisogna dire ai presidenti latinoamericani quando non ci piace quello che dicono, č il criterio di questo giornale. Inoltre, tra un re non eletto ed un presidente eletto alle urne, El Mundo preferisce dare del caudillo al secondo.
Diario Público
In prima pagina dice "Anche Daniel Ortega attacca la Spagna" e riprende il concetto in seconda pagina: "I rappresentanti del Nicaragua e Cuba criticano la Spagna".
Nessuno ha attaccato la Spagna. Chávez ha criticato Aznar e Daniel Ortega l'ha fatto con Unión Fenosa. Né Aznar, né questa impresa privata sono la Spagna. Uno dei suoi analisti, Jesús Gómez, scrive che "l'ultima cosa di cui ha bisogno la sinistra latinoamericana č una dose straordinaria di messianismo e disprezzo per la democrazia e per le sue forme". La cosa preoccupante č che non si riferiva ai golpisti contro il Venezuela, bensě al suo presidente democratico.
L'ammutinamento di paesi degni di questo nome contro il golpismo e gli abusi provenienti da presidenti e multinazionali spagnole in questo vertice, deve farci riflettere sul fatto che č giunta l'ora di cambiare le relazioni tra l'antica metropoli e l'America Latina. Le espressioni ed i progressi verso l'unitŕ latinoamericana devono contemplare l'allontanamento da un'ex metropoli che, con un capo di Stato non eletto che zittisce i presidenti democratici dell'America Latina ed abbandona le riunioni quando non gli piace ciň che sente, dimostra di non aver capito che le cose sono cambiate. Se il governo spagnolo partecipa a questi incontri per rappresentare e difendere le multinazionali ed i presidenti golpisti, questo paese europeo č di troppo a questi vertici latinoamericani.
Quando un giovane diventa adulto ed indipendente, arriva un momento nella sua vita in cui deve smettere di invitare alla propria festa di compleanno quel compagno di scuola che è sempre stato violento e che gli dava fastidio durante l'intervallo. L'America Latina deve scegliere tra unitŕ e sovranitŕ e quella metropoli che gli dice di tacere.
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