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L’over 35 è precario PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
lunedì 25 giugno 2012
 | Fonte: il manifesto | Autore: Antonio Scotto

La crisi fa segnare nuovi record, tutti negativi: l’occupazione a tempo registra aumenti vertiginosi tra gli over 35, tanto da raggiungere cifre mai viste. Se torniamo indietro al primo trimestre del 2004, infatti, (inizio della serie storica Istat), non troviamo nulla di paragonabile per i non più «giovani»: secondo i dati Istat relativi al primo trimestre 2012, ha un impiego con un contratto a tempo determinato quasi un milione di dipendenti tra i 35 e i 64 anni (sono 969 mila). 
E proprio rapportandoci al dato 2004, troviamo un rialzo di ben il 43,8% (allora erano 674 mila), ma basta anche il raffronto con lo stesso periodo del 2011 per rilevare un aumento notevole (+3,3%). 
Alto anche il numero totale dei tempi determinati: hanno raggiunto i 2 milioni e 232 mila, in aumento del 4,7 % su base annua, dato mai registrato dal 1993; e seppure siano aumentati gli over 35, la maggioranza (il 56%) resta ancora tra chi ha meno di 35 anni. 
Ma altri numeri contribuiscono a rendere ancora più fosco il quadro dell’economia italiana: Unimpresa (60 sedi nazionali per 130 mila aziende associate) ha pubblicato uno studio secondo il quale i mancati pagamenti tra le imprese sono cresciuti di ben il 47% nei primi 5 mesi del 2012. Tre i motivi individuati: il crollo dei consumi, la stretta ai prestiti bancari e i crediti della pubblica amministrazione congelati. E se il primo è dovuto alla crisi e non è affrontabile facilmente, gli altri due temi sono invece stati più volte denunciati dalle imprese. 
«La crisi ha anzitutto fatto crollare i consumi – spiega Unimpresa – modificando i comportamenti delle famiglie che ricorrono alla spesa low cost ormai in maniera sistematica per arrivare alla fine del mese: nel carrello della spesa finiscono solo le offerte speciali e i prodotti scontati, con il risultato di un crollo del fatturato che parte dal piccolo commercio e dalla grande distribuzione e arriva a investire l’intera filiera produttiva, trasporti inclusi». 
«La seconda ragione – continua l’associazione – sta nella crisi di liquidità innescata dalla stretta al credito da parte delle banche. Il terzo fattore che contribuisce a bloccare i pagamenti è il congelamento dei crediti che le stesse imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione: una montagna di 70 miliardi di euro non erosa dalle recenti manovre del governo, ambiziose ma di difficile attuazione». 
Insomma, il governo Monti, che tanto ha promesso proprio sul fronte dello sblocco dei debiti alle imprese, per il momento invece non le avrebbe ancora soddisfatte. Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, critica quindi esplicitamente l’esecutivo: «Mentre il Paese affonda – dice – prendiamo atto che al governo interessano di più le faccende internazionali. È chiaro che la svolta passa anche per una ricetta unica dell’Unione europea, ma nel nostro Paese esistono malattie particolari che richiederebbero medicine ad hoc. E si tratta di misure urgenti, senza le quali alla fine di quest’anno potremmo fare i conti con un quadro devastante. A nostro giudizio – conclude – il ciclo economico può ripartire anche ricorrendo a importanti investimenti pubblici, da rilanciare in tempi rapidissimi». 
Ma le polemiche governo-imprese non si fermano qui. Ieri la ministra del Welfare, Elsa Fornero, ha risposto al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che si era detto non ancora del tutto convinto rispetto al ddl lavoro: «Ieri il presidente Squinzi ha detto che non è ancora del tutto convinto, io sono invece convinta che ci siano in questa riforma molte cose positive anche per le imprese – ha spiegato Fornero – Mi auguro che nei prossimi giorni venga approvata anche alla Camera».

 

 
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