Logo
 
   
 
     
 
 

Cerca

Links

Di nuovo fermato il cantiere di Belo Monte, la diga che colpisce al cuore dell'Amazzonia PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
domenica 19 agosto 2012
 | Fonte: informarexresistere.fr | Autore: di Maria Ferdinanda Piva

Un tribunale brasiliano ha fermato i lavori per la costruzione di Belo Monte, la mega diga idroelettrica sul fiume Xingu, nel cuore dell’Amazzonia.

La diga, contestata da ambientalisti ed indigeni, sconvolge il fiume (è uno dei grandi affluenti del Rio delle Amazzoni) e l’assetto idrologico di un’amplissima area di foresta.

Fra l’altro ne verranno allagati 500 chilometri quadrati per realizzare il lago artificiale alle spalle della diga, dovranno far fagotto le 15.000 persone circa che abitano lì e cambierà la vita di 40.000 persone – si calcola – abituate a vivere in armonia con la natura e la foresta, e a trarre d essa acqua e mezzi di sostentamento.

Il tribunale ha fermato il cantiere sostenendo che gli indigeni non sono stati adeguatamente consultati prima di avviare il progetto. Ma non è un verdetto definitivo, e per capire tocca avventurarsi nei meandri della legge brasiliana.

Provo a farlo con l’aiuto di quanto un legale brasiliano ha scritto su Amazon Watch, una Ong che si batte per l’Amazzonia e per i diritti degli indigeni. Tutti i link, some sempre, sono in fondo.

In sostanza, il cantiere è stato aperto dopo un una lunghissima fase relativa a progettazione e valutazione di impatto. L’avvocato scrive che secondo la costituzione brasiliana le comunità locali avrebbero dovuto essere consultate in via, diciamo così, preliminare e fin dall’inizio.

Già nel 2006 un giudice aveva bloccato l’iter per la costruzione di Belo Monte stabilendo che dovevano essere consultati gli indigeni, ma la la sua decisione fu rovesciata dal tribunale regionale.

Nel 2011 il caso fu portato di nuovo all’attenzione dei magistrati: alla fine fu deciso che la consultazione degli indigeni poteva essere effettuata dopo la costruzione della diga, e non prima.

Il pubblico ministero ha fatto ricorso contro questa sentenza. E lunedì il tribunale regionale gli ha dato ragione: gli indigeni dovevano essere ascoltati prima di approvare il progetto.

Di qui l’ingiunzione di bloccare il cantiere, pena una multa – aggiunge il quotidiano britannico Guardian – pari a circa 200.000 euro per ogni giorno in cui venissero eventualmente effettuati dei lavori.

Però, scrive ancora l’avvocato brasiliano su Amazon Watch, il provvedimento del tribunale regionale può essere ulteriormente impugnato facendo ricorso alla corte suprema federale.

L’avvocato di Amazon Watch è pessimista: alcuni membri della corte suprema federale, dice, sono stati nominati dal presidente Lula che fortissimamente vuole Belo Monte (ne fa una questione di “sviluppo” del Paese, è risaputo), e soprattutto il presidente di questo tribunale supremo ha il potere di far riprendere i lavori prima che il caso venga dibattuto e arrivi a sentenza.

Comunque ne scrivo perchè è uno spiraglio di speranza. La foresta amazzonica rappresenta i polmoni del pianeta, come si suol dire. I diritti degli indigeni, oltre ad essere secondo me sacri ed inviolabili, coincidono in questo caso specifico con l’interesse del mondo intero.

 

 
< Prec.   Pros. >
 
  Design by augs-burg.de & go-vista.de